Il Presidente Napolitano non è d’accordo con le parole, ma conferma con i fatti: La democrazia è sospesa

Con il Governo Monti non c’è stato nessuno strappo costituzionale“, ha chiosato il Presidente Napolitano. Anzi, era suo “preciso dovere istituzionale” evitare lo scioglimento delle Camere e il ricorso alle urne.
Un passaggio che contraddice l’altro, come si può ben vedere, a fugare gli ultimi dubbi circa il ruolo da Repubblica presidenziale svolto da Napolitano, con quell’auto attribuirsi come un “preciso dovere istituzionale” l’evitare che fosse il Paese, e non i suoi desiderata, ad individuare tempi e modi della soluzione per la crisi nella quale le inutili politiche di continui tagli degli ultimi anni ci hanno trascinato.
Una chiave di lettura quanto mai originale dei poteri costituzionali affidati sì al Presidente della Repubblica, ma in un contesto nel quale il ruolo di custode e garante della Costizione non è quello di dare corpo alle proprie personali convinzioni e ambizioni, forzando in una direzione o nell’altra l’esito delle legislature.
E’ dai tempi di Prodi che Napolitano dà indicazioni circa la retta via da seguire, con pressioni sul come e il dover fare che, nel caso appunto del Governo Prodi, finirono per incrinare sin da subito i rapporti di coalizione.
L’attuale Governo di emergenza ha origini lontane. Si fonda sui continui richiami ad un diverso clima e ad una diversa collaborazione tra le forze politiche, e questo anche quando Berlusconi controllava saldamente la propria maggioranza e gli unici ostacoli per l’azione di Governo provenivano dalle poche resistenze dell’opposizione. Emblematico il discorso di fine anno del 2009, sul tanto che era già stato fatto dal Governo in campo economico, ma il tanto che c’era ancora da fare, con l’auspicio di un clima migliore, senza sterili recriminazioni e contrapposizioni.
E a ciò siamo infine arrivati, con la peggiore delle combinazioni possibili: un Governo ed un Parlamento politicamente irresponsabili, con il compito di incidere in maniera pesante sul futuro di milioni di persone.
Si tratta, peraltro, di un film già visto.

Dopo 17 anni anni la storia si sta ripetendo, in tutto e per tutto.
Stessi protagonisti e stesse posizioni di partenza: liberato il Governo del Paese dall’ingombro Berlusconi, grazie soprattutto alla spallata finale sferrata dalla Borsa, con la forte pressione esercitata sul titolo Mediaset, ennesima dimostrazione di quanto abbia pesato, in un senso o nell’altro, il conflitto di interessi che ha contrassegnato la reggenza Berlusconi, dalla ex-opposizione è giunto il manipolo di eroi pronto a sacrificare ideali e sicura vittoria elettorale per varare le misure necessarie per restituire credibilità all’Italia agli occhi dei mercati e della UE.
Con il Governo Dini del 1995 sappiamo bene come è andata a finire.
Presto dimenticati i tre milioni in piazza contro la riforma delle pensioni del Governo Berlusconi, ideata da quello stesso Dini che sarebbe poi appunto divenuto il Presidente del Consiglio al quale affidare le sorti della Nazione, anche allora si arrivò ad approvare tutto quello che a Berlusconi non era riuscito di fare per la dura opposizione del Paese reale.
EMERGENZA e RESPONSABILI le parole magiche che permisero tutto questo.
Oggi come allora, quindi, non un impegno chiaro sulle cose da fare e da sottoporre agli elettori, ma un bel Governo di tutti e di nessuno, di fatto irresponsabile di fronte agli elettori, così come fortemente voluto dal Presidente Napolitano.
Non più un’eccezione che conferma la regola, bensì una regola di vita che fa dubitare della buona fede dei protagonisti.
Del resto, i temi sul tavolo sono noti a tutti ed è inutile girarci intorno: da qualche parte, nel mondo, un giorno la BCE, il giorno dopo la speculazione finanziaria dei mercati, qualcuno sta da tempo imponendo l’agenda politica italiana e le misure impopolari che sono ora al Senato per l’approvazione definitiva.
Ed è in questa perdita di sovranità e di autonomia politica che si è concretizzato lo strappo costituzionale in corso.
Il “condiviso senso di responsabilità” delle forze politiche è il pacco regalo con la quale il Presidente Napolitano si è presentato ai meno abbienti, chiamati anche loro, ma sarebbe più corretto dire, solo loro, a pagare i costi di una crisi che altri hanno deciso come risolvere.
Un ennesimo trasferimento forzoso di risorse dalle tasche di un’Italia sempre più povera in quelle di chi sa far soldi muovendo soldi, da realizzare in fretta e furia, sommando errori su errori che neanche la frenetica attività svolta in Parlamento è riuscita a correggere, si veda ad esempio il guazzabuglio uscito fuori con l’intervento sulle Province, ma facendo salvo il “preciso dovere istituzionale” di evitare le elezioni che il Presidente Napolitano ha sfoggiato per l’occasione.
Il che ci riporta all’annuncio del referendum Greco, prima promosso e poi ritirato da Papandreau di fronte alla irritate reazioni dei mercati e dei tecnocrati di Bruxelles.
Sì Sig. Presidente Napolitano, la democrazia è sospesa, e non da oggi.
Se c’è una storia che si ripete, nella quale dei “Governi di tutti e di nessuno” continuano a sorgere con una periodicità preoccupante, per realizzare riforme dettate da un’emergenza determinata dall’esigenza di riacquistare credibilità agli occhi dei mercati, quegli stessi mercati che per bocca delle autorità finanziarie comunicano ciò che desiderano tu faccia, altrimenti la borsa si chiude, con quale altra definizione vogliamo provare a spiegare tutto questo?

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