Il “tedesco” s-corretto della bozza elettorale “Vassallo-Veltroni”

A leggere le ultime dichiarazioni dell’appena incoronato leader del nascente Partito Democratico Walter Veltroni, sembrerebbe che anche l’anima maggioritaria interna al centro-sinistra, sempre in prima linea nel sostenere le proposte referendarie in materia elettorale che si sono susseguite dal 1993 ad oggi, abbia finalmente preso atto dei disastri provocati dall’aver voluto realizzare, attraverso meccanismi elettorali di tipo maggioritario, la bipolarizzazione forzata del quadro politico italiano.
Dalla consapevolezza del problema ai “fatti concreti”, però, il passo sembra ben lungi dal compiersi.
In pochi giorni, della “bozza Vassallo”, fatta propria da Walter Veltroni, si è detto di tutto e di più e, come già successo per l’attuale legge elettorale impropriamente definita proporzionale (come si fa a definire proporzionale una legge che assegna un premio di maggioranza al partito o alla coalizione che ottiene più voti, al 30% o al 50% non fa differenza, è un mistero ancora tutto da chiarire), la confusione, riguardo i principi ispiratori, regna sovrana.

In primo luogo, quindi, è bene chiarire che la “bozza Vassallo” non ha nulla a che vedere, anche a volerlo definire corretto, con il sistema elettorale tedesco.
Così come il pecorino non può infatti fare di un piatto di tortellini in brodo una “matriciana corretta”, allo stesso modo non si può definire la bozza Vassallo un mix tra il sistema spagnolo, il mattarellum nella versione scheda unica per il Senato e il sistema tedesco.
Il sistema tedesco è, a tutti gli effetti, un sistema proporzionale puro con la correzione di una quota di sbarramento al 5%.
Dal che ne discende che le forze politiche che hanno i numeri per governare governano, chi non li ha non può pretendere di governare attraverso le alchimie della legge elettorale. Esattamente il contrario, quindi, di tutte le “soluzioni all’italiana”, compresa anche la “bozza Vassallo-Veltroni”.
E a marcare ulteriormente le differenze, la “grosse coalition” tedesca.
Mentre in  Italia, infatti, la spaccatura in due dell’elettorale viene vissuta in maniera drammatica; nella Germania del proporzionale puro si è giunti ad una coalizione di Governo che non ha, come primo ed unico punto del programma, l’obiettivo di riformare il sistema istituzionale.

Prima di avventurarsi, quindi, in improbabili definizioni per cercare di riassumere l’ennesimo tentativo italico di legge elettorale, è il caso di elencare brevemente le caratteristiche principali del sistema “proporzionale” tedesco:
- l’elettore esprime due voti, uno per un candidato uninominale collegato ad un partito, l’altro per un partito con lista bloccata;
- la rappresentanza di ogni singolo partito per il Bundestag (candidati uninominali collegati + candidati della lista bloccata) viene calcolata con metodo proporzionale sulla base dei risultati del secondo voto;
- il riparto proporzionale viene effettuato tenendo conto di un unico collegio nazionale e vi partecipano i partiti che superano il 5% o che ottengono almeno 3 eletti nei collegi uninominali;
- la metà dei seggi del Bundestag viene assegnata sulla base dei risultati dei collegi uninominali;
- definiti i seggi derivanti dal cosiddetto “voto alla persona”, ogni partito sottrae, ai seggi spettanti secondo il risultato proporzionale, il numero di seggi già ottenuto dai propri candidati uninominali collegati, per assegnare poi il resto dei seggi spettanti secondo l’ordine delle liste elettorali;
- nel caso un partito ottenga l’elezione di un numero di candidati uninominali superiore a quello determinato dalla ripartizione proporzionale, conserva gli eletti in più senza che ciò determini una perdita per gli altri partiti.

Vediamo ora l’entità delle differenze tra il sistema tedesco e quanto previsto nella “bozza Vassallo” (link a repubblica.it per il testo completo).

LʹItalia viene divisa in un numero di collegi pari alla metà dei seggi da assegnare, esattamente come nel sistema tedesco. Diversamente dal sistema tedesco, però, i conti per la ripartizione proporzionale non si fanno tenendo conto di un collegio unico nazionale: i collegi vengono aggregati in circoscrizioni composte da 6, 7 o 8 collegi e che quindi assegnano rispettivamente 12, 14 o 16 seggi.

Prima annotazione: nella bozza si sostiene che non si deve superare la soglia di 8 collegi per la costituzione delle circoscrizioni per due motivi:
- in primo luogo perché l’opinione pubblica non può più accettare liste bloccate che non siano almeno presentate sulla scheda elettorale (e una lista con più di otto nomi è “impresentabile”);
- in secondo luogo, perché è la dimensione della circoscrizione a istituire la «soglia implicita» antiframmentazione.

Riguardo al primo motivo nulla dovrebbe impedire di poter fissare un meccanismo con un tot limitato di candidati nella lista bloccata pur continuando a mantenere circoscrizioni elettorali più ampie, così come poi del resto si ha nel sistema tedesco che per l’appunto prevede sia un unico collegio nazionale che le liste bloccate. (vedi scheda elettorale tedesca, fonte wikipedia).
Evidentemente, non di attenzioni verso l’elettorato si tratta, bensì del tentativo di addolcire la pillola amara costituita dai pochi seggi a disposizione nelle singole circoscrizioni.
La “soglia implicita antiframmentazione”, infatti, ovvero la “soglia di sbarramento implicita”, è tanto più alta quante più circoscrizioni e meno seggi a disposizione vi sono.
Prendendo per buone le stime fatte nella “bozza Vassallo”,  nella migliore delle ipotesi siamo di fronte ad un proporzionale con una “soglia di sbarramento implicita” intorno al 3-4% nell’ambito della circoscrizione.
Il dato, però, se riferito al peso nazionale di ogni singolo partito, è destinato a mutare a seconda della distribuzione del voto: basti pensare all’impossibilità di recuperare i resti non utilizzati nelle singole circoscrizioni. Con circoscrizioni da 12-16 seggi a disposizione, per i partiti minori arrivare al 5% o al 9% non fa differenza: al massimo un seggio. Ciò significa che una distribuzione non uniforme del consenso può essere tale da vanificare un risultato che, se riferito a livello nazionale, permetterebbe di ottenere più seggi.
Il mancato recupero dei resti, ovviamente, riguarderà tutti i partiti. Ma mentre per i partiti maggiori vi è più possibilità di compensazioni, per i minori una distribuzione sfavorevole potrebbe comportare anche l’impossibilità di ottenere seggi.

Premesso ciò, nella “bozza Vassallo” la quota di sbarramento implicita è destinata a crescere in conseguenza dell’adozione del metodo DʹHondt (sistema dei divisori), più penalizzante per i partiti minori.
Un esempio pratico, quindi, per chiarire i diversi risultati a seconda del metodo adottato.
Otto partiti, 1200 voti validi e 12 seggi da dividere.
I risultati possono variare a seconda della distribuzione del voto, ma quello che qui interessa valutare è quanto, a parità di risultato elettorale, possa esservi una diversa distribuzione dei seggi.

Proporzionale puro, 1200 voti validi, 12 seggi, quoziente(voti validi/seggi)=100 A B C D E F G H
Voti Circoscrizione 360 330 150 120 70 65 60 45
% Circoscrizione 30% 27,5% 12,5% 10% 5,8% 5,4% 5% 3,7%
Voti/Quoziente 3,6 3,3 1,5 1,2 0,7 0,65 0,6 0,45
Prima assegnazione Seggi 3 3 1 1
Resto 0,6 0,3 0,5 0,2 0,7 0,65 0,6 0,45
Assegnazione dei seggi residui sulla base dei resti 1 1 1 1
Seggi definitivi Circoscrizione 4 3 1 1 1 1 1 0
Metodo D’Hondt, 1200 voti validi, 12 seggi A B C D E F G H
Voti Circoscrizione 1 360 330 150 120 70 65 60 45
Divisore 2 180 165 75 60 35
Divisore 3 120 110 50 40
Divisore 4 90 82,5 37,5
Divisore 5 72 66
Divisore 6 60
% voti 30% 27,5% 12,5% 10% 5,8% 5,4% 5% 3,7%
Seggi Circoscrizione 5 4 2 1 0 0 0 0
% seggi 41,2% 33,3% 16,7% 8,3%

Come si vede, applicando il metodo D’Hondt in un ambito come quello previsto dalla “bozza Vassallo” (12 seggi a disposizione nelle circoscrizioni più piccole), nel caso in esame soltanto 4 partiti su 8 riescono ad ottenere seggi, tagliando così fuori anche partiti con il 5,8%, il tutto ad evidente vantaggio dei partiti maggiori. Per altro, è bene notare che aumentando di 2 o 4 i seggi a disposizione, sempre per rimanere nell’ambito della “bozza Vassallo”, il Partito G al 5% non riuscirebbe comunque a conquistare un seggio.
Chiaramente, come sopra precisato, una diversa distribuzione del voto ed un diverso numero dei partiti in lizza potrebbe far ottenere una soglia di sbarramento diversa. In ogni caso, siamo di fronte ad una tendenza che permette di ipotizzare soglie di sbarramento oltre il 5%.

A questa soglia di sbarramento implicita per nulla trascurabile, c’è infine da aggiungere la possibilità che uno o più partiti riescano ad ottenere un numero di eletti nei collegi uninominali maggiore di quello che la ripartizione proporzionale con metodo D’Hondt potrebbe complessivamente assegnargli.
- se uno o più partiti ottengono nei collegi uninominali un numero di seggi superiore a quelli a cui avrebbero diritto secondo la ripartizione proporzionale, li conservano e (contrariamente al caso tedesco in cui il numero dei parlamentari diventa variabile) si procede ad una nuova ripartizione su basi proporzionali dei seggi restanti tra gli altri partiti.
Ancora una volta, una modifica al sistema tedesco finalizzata a ridurre il tasso di proporzionalità.
Alle elezioni tedesche del 2005, ad esempio, vi sono stati 16 seggi aggiunti che, nel caso della “bozza Vassallo”, verrebbero sottratti al numero spettante ai partiti minori.

Altra differenza di rilievo con il sistema tedesco, infine, l’impossibilità del doppio voto:
L’elettore (al contrario che nel sistema tedesco, ma come per il Mattarella‐Senato) dà un solo voto, che vale sia per l’assegnazione dell’unico seggio attribuito con formula plurality nel collegio, sia per l’assegnazione dei seggi su basi proporzionali in ambito circoscrizionale.

La formula, combinata con le correzioni già viste, può condizionare fortemente la libertà di scelta dell’elettorato.
In un meccanismo elettorale dove della ripartizione proporzionale è rimasto ben poco (a tutti gli effetti, siamo di fronte ad un proporzionale con soglia di sbarramento elevata e premio per i partiti maggiori), nulla di più normale che il comportamento elettorale tenda ad orientarsi verso il cosiddetto “voto utile”. Nella “determinazione” ad impedire che una specifica forza o area politica vinca le elezioni, l’elettore sarà di fatto costretto a non rischiare di disperdere l’unico voto di cui dispone per sostenere candidato e forza politica con più possibilità di vittoria, accentuando ulteriormente gli elementi dis-proporzionalistici contenuti nella “bozza Vassallo”.
Ma al di là di queste considerazioni, l’aspetto più intollerabile di questo meccanismo è costituito dall’impossibilità, per l’elettore, di scegliere chi mandare in Parlamento: se vota per la lista bloccata sostiene anche il candidato imposto (i candidati uninominali sono per altro privilegiati rispetto ai candidati di lista, in quanto partecipano, prioritariamente, alla destinazione dei seggi spettanti alla lista); se invece vota per il candidato si ritrova a sostenere i candidati perdenti degli altri collegi ed una lista di candidati per di più bloccata.

Per concludere, viste le profonde differenze di sostanza tra la “bozza Vassallo” e il sistema tedesco, l’aver voluto in qualche modo trovarvi elementi comuni sa tanto di presa in giro.
Se è come questa bozza riuscirà ad andare avanti è oggi difficile da prevedere.
Di sicuro siamo di fronte ad un tentativo che intende privare della rappresentanza parlamentare ampie fasce di elettorato, per poter così consegnare oltre il 40% dei seggi a disposizione a partiti che rappresentano il 30% circa degli elettori votanti.
Insomma, nulla di particolarmente nuovo.

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