Da elettore, l’appello dei 111 costituzionalisti al Parlamento è inaccettabile

Mentre si attende il pronunciamento della Corte Costituzionale riguardo l’ammissibilità dei due referendum elettorali attraverso i quali far rivivere la precedente legge elettorale, il Mattarellum, come una bomba ad orologeria e giunto un appello firmato da ben 111 costituzionalisti, tra i quali: Valerio Onida e Gustavo Zagrebelsky (http://www.libertaegiustizia.it/2012/01/04/appello-dei-costituzionalisti-per-una-nuova-legge-elettorale/).
Oltre ad auspicare che la Corte si pronunci per l’ammissibilità – e si tratta dell’auspicio, ripetiamolo, di ben 111 cattedratici, con tutta l’influenza che il peso di tale opinione potrebbe comportare sulla libertà di giudizio dei singoli Giudici – si rivolge l’invito al Parlamento, pur se con toni sfumati, affinché sia lui stesso a recuperare il contenuto dei quesiti referendari.
L’appello si conclude, peraltro, con una sorta di preoccupazione indirettamente rivolta proprio alla Corte. Nell’evocare, infatti, il pericolo di inerzia del Parlamento, si sottolinea come “questo pericolo esiste realmente, e lo sarebbe ancora di più senza lo stimolo referendario”.

Nell’appello c’è quindi da registrare più di un invito all’ammissibilità, rivolto alla Corte, nella direzione di rendere possibile ciò che sino a pochi mesi fa lo stesso Valerio Onida e la gran parte dei costituzionalisti riteneva difficilmente praticabile.

Ma ciò che più lascia perplessi in questo appello, è che nel rivolgersi al Parlamento, e nella possibilità, perciò, di porre all’attenzione più opzioni di modifica, ancora una volta si è finiti per proporre un’unica soluzione, il ritorno al Mattarellum, attribuendo a questa legge elettorale doti che non possedeva e che con la modifica del 2005 non si è fatto altro che trasferire in toto al Porcellum.

Con il Porcellum non è possibile scegliere i candidati della forza politica votata, ma lo stesso succedeva con il Mattarellum: anche il meccanismo dei candidati uninominali non permetteva agli elettori di scegliere il candidato della forza politica o della coalizione che si intendeva portare al Governo del Paese.
Allo stesso modo, sia il Porcellum che il Mattarellum regalano la maggioranza parlamentare a chi la maggioranza non c’è l’ha.

Essendoci inoltre un referendum in ballo, si tratta di un un invito che, dal punto di vista dell’interesse degli elettori, non può essere in alcun modo apprezzato, in quanto non sta scritto da nessuna parte che il Mattarellum sia gradito alla maggioranza dei cittadini; come anche alla maggioranza delle persone che hanno firmato sulla spinta del legittimo malessere nei confronti di una pessima legge elettorale.
Se referendum deve essere, che referendum sia: che senso ha anticipare, attraverso l’intervento del Parlamento, un risultato che non è per nulla scontato?

Sul punto c’è già stato modo di criticare la posizione espressa dal Sen. Ceccanti, non tanto per la diversità di giudizi sul Mattarellum, quanto per la tesi che il Parlamento non avrebbe altra scelta, nel caso uno dei due quesiti venisse ammesso, che di legiferare nel senso di reintrodurre i collegi uninominali. Nel caso, infatti, l’eventuale legge non recepisse il contenuto dei “quesiti referendari che chiedono di rivoluzionare la legge col collegio uninominale maggioritario”, la Cassazione interverrebbe per far svolgere lo stesso il referendum.
Siamo quindi di fronte ad una sorta di fuoco incrociato, finalizzato ad ottenere un unico obiettivo: il ritorno dei collegi uninominali o, quanto meno, il ritorno al Mattarellum, il tutto senza il passaggio referendario.

A questa sorta di scelta obbligata si deve rispondere da subito che sarà quel che deve essere.
Se il Parlamento deciderà di cambiare la legge elettorale, non è tollerabile che, sulla spinta di una presunta volontà elettorale, anche se espressa da oltre un milione di cittadini, tutto questo debba avvenire sotto dettatura.
E se la Cassazione dovesse pronunciarsi per il trasferimento del quesito referendario sull’eventuale nuova disciplina, saranno i cittadini a decidere, nelle forme che riterranno più opportune, se tornare o no al Mattarellum o, per dirla con il Sen. Ceccanti, al “collegio uninominale maggioritario”.
Peraltro, proprio in riferimento agli elementi che accomunano Porcellum e Mattarellum, sappiamo tutti bene che con il Mattarellum (75% di collegi uninominali) o con le soglie di sbarramento al 4% (Porcellum e Mattarellum), un milione e mezzo di voti potrebbero rischiare di non portare a casa neanche un parlamentare.
Nel caso specifico, però, per l’Accademia e il Palazzo un milione di firme vengono ritenute più che sufficienti per dare corpo a forme improprie di condizionamento del dibattito politico sulla legge elettorale.
Ma per oltre un milione di firme, ci sono milioni di altri elettori che non si sono pronunziati e che forse sono anni che attendono di farlo, ma con un’altra aspirazione: una legge elettorale che permetta di selezionare la classe politica chiamata a rappresentarli, senza trucchi e alchimie matematiche in grado di falsare e/o condizionare l’esercizio del diritto di voto.

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