Bomba mafiosa un par de … !!!
Qualcuno ha richiamato in servizio, e a supporto, gli altri “tecnici”, quelli delle stragi.
“5 referendum per tornare a vivere“, sono stati definiti dal Blog di Beppe Grillo i 5 ballottaggi ai quali prende parte il Movimento 5 stelle?
Bene, proviamo a fare un po’ di ipotesi.
La prima, ovviamente:
- perché preferire i candidati M5S?
Perché negli ultimi venti anni, se non sono stati tutti uguali, poco c’è mancato.
Perché chi preferisce sostenere Monti, per non assumersi la responsabilità piena di una proposta da presentare agli elettori, sta barando.
Perché la personalizzazione e l’antipolitica che sta imperversando da oltre venti anni non è certo colpa dell’ultimo arrivato.
Seconda e, viste le considerazioni di cui sopra riguardo gli ultimi venti anni e la politica che conosciamo, ultima ipotesi:
- perché anche quelli che Grillo ha definito “referendum per tornare a vivere” potrebbero non convincere?
Perché di salvatori della patria a cui doversi affidare ciecamente ne abbiamo piene le scatole.
Perché il programma di Grillo, in tema di “Stato e Cittadini”, assomiglia terribilmente alle semplificazioni delle quali si è nutrita l’antipolitica che ha governato e che ci ha preso in giro per ben venti anni, a partire dal referendum del ’93 che ha introdotto il maggioritario, finendo con la supercazzola della cancellazione delle Province e l’accorpamento dei comuni al di sotto dei 5000 abitanti.
E perché se uno vale uno, il non statuto, fantozzianamente parlando, è una cagata pazzesca.
Peccato, però, che i proponenti siano sempre gli stessi, e a dire che non fanno parte della casta è a dir poco una bestemmia.
Sono gli stessi che con il referendum Guzzetta-Segni del 2009 volevano realizzare il super porcellum; gli stessi che hanno poi boicottato la raccolta di firme del referendum elettorale promosso dal Comitato Passigli, presentando un referendum alternativo, Morrone-Parisi-Segni-Veltroni-Di Pietro-Vendola, chiaramente inammissibile e che, in ogni caso, non avrebbe restituito alcun potere di scelta agli elettori.
Fatta la premessa sui soliti anticasta di nome, ma non di fatto, due piccole note sul merito.
E’ meglio un forte decentramento amministrativo in capo ai Comuni e alle Province, o continuare con la confusa logica delle competenze incrociate tra Stato e Regioni?
Di sicuro, cancellando le Province si allontanano i cittadini dalla cosa pubblica, perché saranno molto poche le competenze delle Province che potranno passare ai Comuni, per finire così alle Regioni.
E se alla cancellazione delle Province abbiniamo la riduzione dei consiglieri regionali, oltra alla maggiore distanza dei cittadini dalla cosa pubblica, ci sarà anche un deficit di rappresentatività in conseguenza dell’inevitabile espulsione delle forze minori (aumento della “soglia di sbarramento implicita”).
E’ bene ricordare che molti dei guai dei nostri giorni sono iniziati con il referendum elettorale del ’93.
Diversamente da allora, però, oggi a decidere in Sardegna sono stati in pochissimi. Nella migliore delle ipotesi, cioè il 100% di Sì, il 35% degli aventi diritto.
Bersani festeggia con calore la vittoria di Hollande.
Qualcuno lo avvisi che il PD ha appena votato una modifica costituzionale con la quale è stato introdotto il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione e che l’Italia ha sostenuto con forza il fiscal compact.
Tutto il contrario del programma di Hollande.
Fosse per questo che Hollande ha vinto?
Premesso che i mangia pane a tradimento che al momento OCCUPANO il Parlamento non sono minimamente degni di mettere mano all’eredità lasciataci dai Costituenti;
premesso che i Costituenti, tenuto conto di alcune situazioni particolari, non si erano minimamente sognati di creare venti inutili doppioni dello Stato centrale quali sono ora le Regioni;
premesso che si è arrivati a questi 20 doppioni con le modifiche al Titolo V della Costituzione, approvate nel 2001 e confermate da un referendum votato da 4 gatti nella disinformazione più totale;
premesso che un buon decentramento amministrativo può essere realizzato, in prima istanza, soltanto dagli enti più vicini e realmente a contatto con i cittadini, e cioè i Comuni e le Province prima ancora che le Regioni;
PREMESSO TUTTO CIÒ:
ma come diavolo si permette, la BCE, di mettere bocca su come debbono essere disegnate le Province italiane?
C’è un grande dibattito, in questi giorni, intorno al tema dell’antipolitica e di chi, più di altri, ne faccia uso ed abuso. Nessuno, però, che provi a guardare dentro casa propria.
Ed è abbastanza curioso, peraltro, che ad essere preso di mira sia prevalentemente il Movimento di Grillo, visto che non è certo per colpa di quest’ultimo se si proviene da oltre un ventennio di becero populismo all’insegna della semplificazione del quadro politico, con tanto di nomi sui simboli di partito a rappresentare un’idea che ha trasformato la partecipazione e la rappresentanza in un modello “governante” per lo più fatto di uomini della provvidenza ai quali affidarsi. Read more »
Grillo ha sostenuto che “non è vero che se pagassimo tutti il Paese andrebbe meglio. Se pagassimo il doppio, ruberebbero il doppio“.
E’ una pessima considerazione che ricorda tanto i discorsi di Berlusconi e che non risolve il problema delle troppe tasse.
“Se pagassimo tutti” è diverso da “se pagassimo il doppio”.
Allo stato dell’arte c’è che qualcuno che paga anche per chi non paga e, quindi, già paga il doppio.
Che poi le tasse, che qualcuno già paga il doppio, vengano utilizzate male, è sì un problema da dover affrontare e risolvere di corsa, ma non certo facendo l’occhietto a chi le evade.
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